LA STORIA DI SCANELLO

APPUNTI SULLA STORIA DI SCANELLO
a cura di Eugenio Nascetti.


Descrizione della Località

Scanello si trova a 630 metri s.l.m., nel bacino idrografico formato dai torrenti Idice e Zena. E’ frazione del comune di Loiano, da cui dista tre chilometri.
La sua chiesa parrocchiale, intitolata a San Giovanni Battista, si trova sulla strada provinciale che scende dal capoluogo comunale verso San Benedetto del Querceto, nella valle dell’Idice. Nei pressi della chiesa si trova la sorgente di uno dei rii da cui trae origine il torrente Zena.


La Protostoria

Un breve cenno sulle memorie storiche non può prescindere dal citare il sito archeologico di Monte Bibele dove, a partire dagli anni settanta, si sono svolte numerose campagne di scavo.
Il villaggio etrusco-celtico venuto alla luce si trova nel territorio comunale di Monterenzio ma dista solo due chilometri in linea d’aria da Scanello.
L’insediamento del V secolo a.C. ha fornito una ingente quantità di materiale archeologico, in parte conservato nel museo di Monterenzio, contribuendo notevolmente alla conoscenza del popolamento della vallata in epoca protostorica.
Gli scavi hanno evidenziato che l’abbandono dell’abitato è avvenuto all’ inizio del II secolo a.C. e che la causa può essere attribuita ad un intervento militare per le tracce di incendio rilevate nelle abitazioni.
L’evento è da inquadrare nell’ambito della campagna contro i Boi conclusa da Scipione Nasica nel 191 a.C., cui seguirono nel 189 a.C. la fondazione della colonia romana di Bologna e nel 187 a.C. la costruzione della via Flaminia.
L’arteria stradale, definita Flaminia minore, si snoda lungo la dorsale Idice-Sillaro: il suo tracciato è perfettamente visibile da Scanello da dove si gode di un ampio panorama sulla vallata..



La romanizzazione del territorio

A partire dalla prima metà del II secolo a.C. inizia il processo di romanizzazione della regione, basato sull’efficiente rete itineraria imperniata sulle vie Emilia e Flaminia e sull’impianto delle comunità coloniali.
Lo sviluppo avviene principalmente attraverso la bonifica dei terreni ed il rinnovamento dei metodi di coltivazione agricola, opera particolarmente evidente nelle zone di pianura dove sono ancora visibili le tracce della centuriazione.
Le assegnazioni viritane ed il trasferimento verso zone montane meno fertili di popolazioni autoctone, per far posto a coloni romani e centro-italici, muta radicalmente l’assetto demico di tutta la zona circostante Scanello.
Più che gli scarsi ritrovamenti archeologici è la presenza di numerosi toponimi prediali a deporre a favore di questi fenomeni di popolamento e della presenza a Scanello di un vico romano.
Si tratta di nomi di località formati dal gentilizio (ovvero dal nome della gens) e dal suffisso -anum ed indicano la presenza di una proprietà fondiaria a carattere individuale.
Biazzano, Bisano, Gragnano, Gnazzano, Quinzano, Vezzano, Burzano, Simiano, Loiano sono nomi di luoghi che circondano Scanello e recano nella radice il nome del colono, forse un ex legionario, che vi si era stanziato: Blattius, Bisius Granius, Egnatius, Quintius, Vettius, Bursius, Sinnius, Lollius.
Lo stesso toponimo Scanello è di origine latina e deriva da scamnum=scanno, con riferimento alla conformazione del terreno.


La parrocchia di S Giovanni Battista di Scanello.

La chiesa parrocchiale di Scanello, dedicata a S. Giovanni Battista, sorge in altopiano ameno tra il Savena e le sorgenti del Zena a sinistra della strada nazionale, che da Bologna, passando da Loiano, mette a Firenze. E’ da notarsi che anticamente, come risulta dal campione (2) del Vescovato di Bologna dal 1365-’74, nell’attuale territorio di Scanello erano esistenti altre due chiese, che furono poscia concentrate in quella rimasta. Quando sia sorta la chiesa di S. Giovanni Battista non lo sappiamo, ma è da ritenersi che sia antichissima: no però l’attuale, bensì quella preesistente, e che abbia avute comuni le vicende del Castello scomparso. Di certo sappiamo che essa, verso la metà del 17 secolo, era cadente e prossima a ruinare. Invece di pensare a restauri, che sarebbero stati inutili, i parrochi Tombelli, Dalle Donne, Panzacchi, Casalini, Nanni, Forlai (1650-1696) si prepararono alla totale riedificazione (3), che durò quasi mezzo secolo. La nuova costruzione riuscì degna del culto cattolico e può dichiararsi una delle più eleganti della montagna bolognese. La chiesa parrocchiale di Scanello è provvista di buoni arredi sacri, che furono, in parte, provveduti dal Parroco Pistorozzi (1772-1821) e il suo successore Prati fece il campanile e le campane: emulò i due precedenti il parroco Girondi che è ancora ricordato il Cardinale Giacomo Buoncompagni, Arcivescovo di Bologna, in occasione della visita pastorale- avvenuta l’1 settembre 1701- concesse il Fonte battesimale che però incominciò solo realmente nel 1773. E’ il Sommo Pontefice Pio settimo,memore della graziosa ospitalità ricevuta in Scanello nel 1805, donò una ricca pianeta,favorì alla chiesa parrocchiale un’indulgenza plenaria annuale,comunicata personalmente dal Papa stesso al parroco Pistorozzi, che gli tenne compagnia nel palazzo del Cav. Loup. Dal 14 secolo fino a noi la parrocchia di Scanello appartenne al plebanato di Barbarolo e la nomina del parroco dai Conti di Loiano passò alla Mensa Vescovile di Bologna.
Dai libri parrocchiali, che abbiamo esaminati completi dal Concilio di Trento ai tempi moderni, risulta che il governo spirituale di Scanello fu tenuto dai seguenti parrochi. D. Nicolò Panzacchi (1574-1620) Don Pietro Tombelli (1620-55), Don Giovanni Domenico Dalle Donne (1655-56) Don Domenico Panzacchi (1656-72) , Dott. D. Tommaso Canalini (1672-85), D. Marco Antonio Nanni (1686-94), D. Giovanni Meneganti (1760-68), D. Francesco Vecchi (1768-72), D. Francesco Pistarozzi (1772-1821), D. Luigi Prati (1821-46), D. Domenico Girondi (1846-81), D. Pellegrino Ruggeri (1881-….) Parecchi di questi parrochi, come abbiamo veduto, si adoperarono per l’abbellimento della loro chiesa, altri istituirono pie pratiche del profitto spirituale dei loro filiani. Il parroco Tombelli fondò la Compagnia del S. Rosario, e ciò si rileva da decreto del P. Serafino Sicco, professore di Sacra Teologia e Generale dell’ Ordine di S. Domenico (3), e per la quale Clemente 13, con Breve del 6 novembre 1759, concesse l’altare privilegiato pei defunti nella cappella del suo titolo. Il Parroco Prati istituì nel 1827 la Confraternita del Carmine, a cui il Parroco Ruggeri, nel 1891, aggiunse la pia ed opportuna Società dei Terziari. E quando al cominciar del 20 secolo i cattolici fecero a gara nell’onorare Cristo Redentore, la parrocchia di Scanello volle dedicarlo in luogo distinto un ricordo - monumento, ideato dal Maestro Vincenzo Munarini di Loiano, collega del Curato suddetto.
Nel territorio di Scanello, nei secoli andati, esistettero parecchie chiese minori, delle quali daremo brevi cenni. Abbiamo accennato che in questo luogo vi è qualche indizio dei Fundi romani, che hanno lasciato il nome antico a quelle contrade e fra queste vi è Quinzano (Fundus Quintianus ) presso le sorgenti del Zena. A poca distanza dal Borgo di Quinzano, quasi sulla strada che discende da Scanello a San Benedetto del Querceto, s’incontra la Chiesa di S. Martino, che è ricordata negli elenchi più remoti dell’episcopio di Bologna: era parrocchiale ed aveva cimitero a parte. Cessò di essere parrocchia verso il 16 secolo perché, quando il Vescovo ausiliare del Card. Arcivescovo Campeggi-
Mons. Agostino Zanetti- la visitò il 6 settembre 1545, era già unita alla parrocchiale di S. Giovanni Battista . L’unica chiesa di S. Martino di Quinzano, resa ruinosa dal tempo, scomparve e ad essa, in luogo un poco diverso è stata sostituita la moderna, alla quale pensò il Card. Arciv. Michele Viale Prelà con decreto del 19 agosto 1856, ma per le spese impreviste sostenute dall’amministrazione parrocchiale, il desiderio del pio prelato non potè effettuarsi che un ventennio dopo, quando, nel 1876, col dare l’ultima mano alla sacra fabbrica potè essere eretto anche il campanile e, per esso, furono acquistate quattro campane .Nel fondo, detto la Fonte, sorgeva la terza chiesa parrocchiale dedicata a S. Biagio. Di essa abbiamo qualche memoria negli elenchi del 14 secolo: le sue vicende sono ignote, e , in tempo remoto, crollò per forte movimento di terreno avvenuto in seguito ad infiltrazione di acque. I parrocchiani furono uniti alla principale S. Giovanni Battista e il quadro coll’immagine di S. Biagio fu collocato in una delle sue cappelle .Nel luogo, denominato La Valle, esisteva un oratorio dedicato a S. Maria Annunziata eretto a spese del Dott. D.Guarino Dalla Valle, che, con rogito del notaio Panzacchi scritto il 27 agosto 1620, lasciò ai RR.PP. di S. Francesco i suoi beni di Scanello coll’obbligo di dimorarvi. Le poche rendite, non essendo state sufficienti per aprirvi il convento e per ufficiarne la chiesa, obbligarono i Padri Francescani a rinunziare all’eredità.
Subentrarono gli eredi, i quali trascurarono tanto l’oratorio da lasciarlo andare in rovina e venne,per questa,ordinato dal Card. Arciv. Boncompagni di demolirlo in principio del 18 secolo . L’anno 1630 fu ricordato dai parrocchiani di Scanello colla costruzione di un nuovo Oratorio dedicato ai Ss. Rocco e Sebastiano per la liberazione dalla peste: ebbe breve durata e perché costruito in terreno ruinoso e perché fu anche necessario abbatterlo nel 1696 per porre termine ai lavori della chiesa parrocchiale . La borgata di Quinzano, che è all’estremità orientale della parrocchia- continuando la tradizione religiosa degli avi- col concorso della benemerita famiglia Siriani, in principio del 18 secolo volle dedicare una chiesetta a S. Giuseppe, dove ogni anno quei buoni terrazzani celebrano la festa del celeste Patrono,e vi fanno compiere altre devote funzioni.